Contenuti per adulti
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Non siamo separati:
siamo uno stagno immobile
prima dell’atto.
La superficie non conosce fratture
finché qualcosa decide di cadere.
Ogni sasso è un inizio,
non un impatto
ma una domanda
che apre cerchi concentrici
nel reale.
A ogni caduta
nasce uno spazio-tempo,
un altrove autosufficiente,
una legge che si scrive da sola
mentre accade.
L’universo non esplode una volta:
esita all’infinito.
In uno di questi cerchi
abita il nostro verso,
non come suono
ma come necessità:
la forma minima
che il caos ha scelto
per riconoscersi.
La materia
è una domanda
che ha accettato
il peso di esistere,
una frase che si è fatta corpo
per non restare ipotesi.
La coscienza
è una singolarità silenziosa:
non crea,
osserva.
È il punto in cui l’universo
si guarda
accadere da dentro
la propria ferita originaria.
E lo stagno,
ancora,
continua a credersi fermo.